GIAMPIEROPAGNINI
Ritratto di Giampiero Pagnini

About

Giampiero Pagnini è un artista visivo di Pescara. Dai primi anni Duemila la sua ricerca ruota attorno a un unico centro di gravità: la luce — fotografata, costruita, scolpita, installata. «Sensibile alla luce», come la pellicola: è la definizione che meglio descrive sia il suo materiale di lavoro, sia il suo modo di stare al mondo.

Il suo lavoro comincia prima dello scatto. Pagnini progetta e costruisce da sé i propri strumenti ottici: camere stenopeiche in plexiglass con fori praticati al laser, a uno o a quattro occhi simultanei; ottiche anamorfiche ricavate da tubi in PVC; Polaroid convertite al foro stenopeico; box camera di inizio Novecento restaurate e riverniciate in colori pop. La macchina fotografica smette di essere un mezzo e diventa opera essa stessa — e quasi ogni serie nasce dallo strumento inventato apposta per realizzarla: la camera FOUR EYES genera le visioni quadruple di Disappearing, il tubo anamorfico CHEAT PIN piega le architetture di Cheat Your Eyes.

La pellicola istantanea è la sua materia scultorea. L'emulsione Polaroid viene sollevata, trasferita e adagiata su sfere opaline, annegata in blocchi di plexiglass, finita in resina epossidica; le dominanti impreviste delle pellicole scadute diventano tavolozza. Il tempo della posa lunga è un altro dei suoi materiali: nei ritratti di Red Chairs la luce si accumula fino a disegnare un'aureola attorno a persone comuni sedute su una poltrona rossa, troni provvisori per santi di quartiere.

La luce è anche costruita fisicamente: lightbox, pannelli elettroluminescenti, neon di Wood, polveri UV, LED ad alta potenza. Da Cutting Light ad Aperitivo Stenopeico Light, l'immagine non viene illuminata: si accende. Nelle installazioni la camera oscura si ribalta e diventa abitabile — in Esperienze Stenopeiche lo spettatore cammina dentro costellazioni di punti LED, in un gioco che è insieme infanzia e ottica.

Il filo che tiene insieme tutto è l'inganno felice della percezione: anamorfosi, moltiplicazioni caleidoscopiche, quattro punti di vista simultanei sulla stessa scena. Le immagini chiedono di non fidarsi degli occhi — e di godersi il tradimento.

Il suo lavoro è stato esposto, tra gli altri, all'Arsenale di Venezia (Ambient art&architecture, 2010), a Torino (Arte in luce, 2009), a Vienna (Made in Italy II, 2008), a Roma, Catania e al Palazzo Ducale di Urbino (2013), fino al festival Oodaaq di Rennes (2013). Nel 2011 l'Università «G. d'Annunzio» di Chieti-Pescara — Cattedra di Psicologia Clinica, prof. Mario Fulcheri — gli ha dedicato il documentario Sensibili alla luce, un dialogo tra la sua ricerca artistica e la psicologia della percezione.

Sensibili alla luce — il documentario (2011)

video

Group exhibitions

  • 2013 — Festival Oodaaq, Rennes (Francia)
  • 2013 — Esperienze stenopeiche in una camera ludica, Palazzo Ducale, Urbino
  • 2010 — Ambient art&architecture, Arsenale Tesa 90 alle Nappe, Venezia
  • 2009 — Arte in luce (Contemporary Art Torino Piemonte), Villaggio Olimpico, Torino
  • 2008 — via Oliveto Scammacca 21/c, GATE21 – sismaspace, Catania
  • 2008 — Performance-installazione in Nel segno del tango, Museo V. Colonna, Pescara
  • 2008 — Endless Festival, ExAurum, Pescara
  • 2008 — Made in Italy II, Galerie Am Roten Hof, Vienna
  • 2005 — Videomatic 3.1, Galleria dei Serpenti, Roma
  • 2003 — Animadversione, Museo delle Genti d'Abruzzo, Pescara

Solo exhibitions

  • 2007 — Rosso Sedia, PostPostStudio, Pescara
  • 2004 — Linguaggi artistici e nuove tecnologie, loSpaccone, Padova
  • 2003 — Linguaggi artistici e nuove tecnologie, centro sportivo S. Alvise, Venezia
  • 2003 — Personalmente, vini e oli club, Pescara
  • 2003 — Linguaggi artistici e nuove tecnologie, Groove jazz club, Pescara
  • 2003 — Linguaggi artistici e nuove tecnologie, sala Otello Farias, Loreto Aprutino